LA VASCA VOTIVA
LA SCOPERTA
La struttura lignea nota come Vasca votiva di Noceto è stata scoperta nel marzo 2005, in occasione di lavori edili effettuati alla periferia sud di Noceto.
Lo scavo scientifico subito avviato ha messo in luce un’imponente stratificazione archeologica e rivelato una struttura unica per l’intera età del Bronzo europea: una grande vasca rettangolare contenente moltissimi oggetti in ceramica, legno e fibre vegetali riconducibili alla cultura terramaricola.
Per ragioni di conservazione non era possibile conservare la nel luogo di ritrovamento; la struttura e i reperti contenuti sono stati asportati, sottoposti a trattamento conservativo e sono oggi esposti all’interno del Museo.
Il grande intervento è frutto di una collaborazione tra Ministero della Cultura, Università degli Studi di Milano e Comune di Noceto ed è stato realizzato con finanziamenti del Ministero, della Regione Emilia-Romagna e della Fondazione Cariparma.
LE TERRAMARE
Il nome terramara (termine in uso tra i contadini nell’Ottocento) indica oggi i villaggi distribuiti nella pianura padana centrale durante la piena età del Bronzo, tra 1650 e 1150 circa a.C. I villaggi terramaricoli sono di solito posti lungo un corso d’acqua, delimitati da un terrapieno e da un basso fossato; hanno dimensioni comprese tra uno e alcuni ettari, ma alcuni abitati arrivano a superare i 10.
L’economia è basata su un’agricoltura avanzata e intensiva, e su un allevamento altrettanto organizzato; all’interno dei villaggi, un circoscritto numero di guerrieri (comprese le loro famiglie) costituisce l’elite della comunità.
Le pratiche cultuali sono rivolte principalmente al sole e all’acqua; il sole è rappresentato su un carro trainato da uccelli o cavalli (a simboleggiare il suo viaggio nella volta celeste), mentre all’acqua sono offerti, entro fiumi e stagni o presso sorgenti, armi, attrezzi agricoli, vasi.
Verso il 1200 a.C., il sistema economico terramaricolo entra in crisi, a causa del lungo sfruttamento dei terreni e di un periodo di siccità; nell’area a sud del Po, nel giro di pochi decenni, tutti i villaggi sono abbandonati e scompare una civiltà fiorente per circa 500 anni.
LA VASCA VOTIVA
La vasca lignea è stata costruita ai margini della terramara di Noceto, la cui stratigrafia è stata praticamente distrutta dalle cave di “marna” ottocentesche.
La vasca era una grande struttura lignea rettangolare, con lati lunghi di 12 metri, corti di quasi 7 e profonda almeno 3, realizzata entro un’ampia cavità scavata nel terreno. Le pareti erano rivestite di assi (lunghe 180 e larghe 40 cm) parzialmente sovrapposte le une alle altre; le assi erano sostenute verso l’interno da 24 pali verticali, all’esterno dal terreno accumulato man mano che la costruzione cresceva. Due reticoli regolari di travi, uno alla base e uno alla sommità della struttura, bloccavano i pali contro le assi.
Una volta completata, la vasca è stata riempita d’acqua con modalità ancora ignote; al suo interno sono poi stati deposti, nel corso del tempo, vasi, manufatti in legno e in fibra vegetale, in terracotta, resti animali, rami, frutti, ciottoli.
Tra i reperti più significativi rinvenuti al suo interno sono da segnalare ben cinque aratri, alcuni cesti di grandi dimensioni, diverse figurine di animali in terracotta, un centinaio di vasi interi, quasi interi o ricomponibili.
Gli oggetti appartengono alle stesse categorie in uso negli abitati, ma la loro presenza entro la vasca non può essere ricollegata a ragioni pratiche. Allo
stesso modo sono stati intenzionalmente portati entro la vasca sia le centinaia di rami tagliati, sia i frutti identificati tra i sedimenti; l’area circostante la vasca era infatti disboscata, coperta da prati e modeste aree coltivate.
L’interpretazione più convincente è dunque che la vasca di Noceto fosse un bacino d’acqua artificiale in cui oggetti d’uso quotidiano venivano deposti quali offerte rituali.
La dendrocronologia (conteggio degli anelli di crescita) rivela che le querce impiegate per le assi sono state abbattute tra 1440 e 1425 circa a.C.; i vasi si datano tra la fine del XV e la fine del XIII sec. a.C.; il carbonio 14 colloca alcuni campioni vegetali rinvenuti nei livelli di riempimento più recenti tra 1362 e 1292 a.C.
L’uso della vasca si è dunque protratto per circa un secolo, finché i diversi manufatti e il terreno scivolato dai bordi esterni l’hanno riempita e prosciugata.
All’inizio del XIII sec. a C., nonostante il grande impegno profuso per la sua realizzazione, la vasca è ormai prosciugata e abbandonata.
